Educazione Ambientale

PraticaMente

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Ogni pensiero sorge nella mente, nel suo sorgere mira a passar fuori dalla mente, nell’atto; proprio come ogni pianta, germinando, cerca di salire alla luce del sole.

Ralph Waldo Emerson

Albert Einstein sosteneva che la teoria fosse quella condizione in cui si sa tutto e niente funziona, mentre la pratica è quando tutto funziona, ma non si sa il perché. Molto spesso capita di trovarci in entrambe le situazioni diventando, quasi inconsapevolmente, paladini della teoria o della pratica. Molte delle discussioni a cui ci troviamo ad essere o attivi conduttori o passivi spettatori creano in noi disagio, fastidio o noia proprio perché si presentano o troppo astratte (rivelando una sostanziale mancanza di praticità) o, al contrario, troppo pratiche ( mostrando una carenza di riflessione e di pensiero).

In questa articolo, intitolato non a caso “ PraticaMente”, si tenterà di mettere in luce alcuni aspetti. Uno dei primi, riguarderà la sostanziale necessità di una profonda e necessaria connessione tra la dimensione pratica e quella teorica, una commistione che deve essere feconda per riuscire ad essere efficace. Questa considerazione può sembrare oltre che banale, un luogo comune, ma se indagata mostra come, molte delle questioni sia pratiche sia di principio, trovino scarsa efficacia proprio per una mancata unione delle due sfere, provocando frustrazione per chi né é il fautore. Altri aspetti che verranno trattati, si impegneranno a mostrare come molte delle battaglie ideologiche, che vengono ad essere considerate non solo vinte, ma anche fonte di lustro della civiltà di oggi, nella dimensione pratica non trovino tale corrispondenza. Partendo sempre da questo assunto, però rovesciandolo, sarà possibile individuare pratiche e consuetudini virtuose, ma che necessiterebbero di una dimensione teorica e metodologica in grado di dare un supporto ed una importanza all’azione pratica.

La dialettica, la continua relazione tra teoria e pratica viene ad essere riscontrata in ogni momento dell’esistenza. Per questo motivo, in questa rubrica, si tenterà di fornire esempi di riflessione tratti da svariate fonti quali filmati, recensioni di libri, testimonianze o semplici azioni.

Se siete curiosi di conoscere quelle delle due attitudini sopra descritte vi rappresenta, come in un gioco di profezie, fermatevi a riflettere su come considerate l’introduzione alla rubrica: troppo astratta? Allora la vostra dimensione sarà quella pratica, al contrario, siete maggiormente propensi alla dimensione teorica.

In questo primo numero, la rubrica, si occuperà di analizzare e problematizzare una delle questioni non solo più attuali, ma che meglio mette in risalto la carenza e la mancanza di corrispondenza tra dimensione teorica e quella pratica: l’ecosostenibilità.

Riflessioni pratiche per una educazione eco-sostenibile

“ Luca non era riuscito a dormire molto quella notte, era troppo emozionato per quello che sarebbe accaduto il giorno successivo. Avrebbe fatto molto caldo anche oggi, sentiva i genitori che discutevano di clima al piano di sotto. A Luca sembrava strano quella discussione, per lui era normale, non aveva mai vissuto temperature diverse da quelle, infatti, era nato agli inizi del 2045. Tutto questo, però, non era importante, poiché oggi era un giorno speciale per Luca; infatti, con la mamma sarebbe andato alla zoo per vedere un esemplare unico e raro: il gallus gallus domesticus, più comunemente conosciuto, come diceva sua madre, con il nome di gallina.”

Questo breve, apparentemente bizzarro, racconto racchiude in sé una drammatica, ma possibile realtà. Infatti, le conseguenze del profondo e sempre più irreversibile cambiamento climatico potrebbero essere simili a quelle che caratterizzano la quotidianità del piccolo protagonista Luca.

La questione legata al cambiamento climatico permette di soffermarsi a riflettere su tale questione: come mai alla sempre crescente diffusione di teorie e notizie legate alla condizione di salute della Terra non corrisponde un altrettanto generale ed idoneo atteggiamento, non solo dei singoli, ma dell’intera collettività?

Che cosa si prospetta nel futuro di un bambino che nasce in questo periodo o nella prossima generazione? Quali sono i nostri compiti o doveri morali che siamo chiamati a farci carico di fronte a questa situazione?

Se volgessimo la nostra attenzione alla teoria, alle numerose ricerche scientifiche, il nostro comportamento dovrebbe nella pratica essere inflessibilmente ecologico.

L’Onu ha pubblicato (http://www.repubblica.it/…) dati che descrivono lo stato di salute del pianeta, valutando ed analizzando la situazione dei mari, oceani, atmosfera e clima in generale. Il dato che, però, risulta più sorprendente è la irreversibilità di questo fenomeno, legata alla mancata realizzazione di comportamenti virtuosi da parte degli essere umani.

Greenpeace ha più volte richiamato l’ attenzione su un dato ancora più importante: se il comportamento degli abitanti del pianeta non tenderà a ridurre le emissioni e l’inquinamento, nel giro di un decennio potrebbero essere a rischio di estinzione molte specie animali e vegetali, andando a così a stravolgere l’ambiente in cui viviamo.

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Alcuni di fronte a queste evidenze potrebbero sostenere che la causa di tale condizione non dipenda da comportamenti che si possono essere tenuti in questo periodo, ma sono in realtà una spiacevole ed ingombrante eredità di atteggiamenti tenuti, su scala mondiale, in tempi storicamente precedenti. Forti di queste considerazioni, alcuni, sono più restii a voler cambiare le proprie abitudini non ritenendo giusto, pagare il conto per altri che a loro tempo hanno goduto, in maniera spensierata e spregiudicata, di molte comodità e sprechi. Se, da un lato, queste osservazioni contengono un dato non trascurabile di realtà e verità, non di meno, celano e si poggiano su una irresponsabilità di fondo. Infatti, è necessario riconoscere che ciascuno di noi possa, a seconda dei propri atteggiamenti e comportamenti più o meno sostenibili, fare la differenza sulle condizioni future che verranno.

In questa direzione, una responsabilità maggiore, come in molti casi, sembra ricadere su quelle figure quali genitori, educatori che hanno il compito di tentare di diffondere e realizzare una educazione ecosostenibile, al fine di insegnare ai giovanissimi la necessità di difendere la ricchezza del proprio pianeta.

Noi siamo, allo stesso tempo, cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo,in cui la dimensione particolare e quella globale sono collegate. Ognuno ha la sua parte di responsabilità per il benessere presente e futuro della famiglia umana e del più vasto mondo degli esseri viventi.

Carta della Terra

Quali possono essere, dunque, quegli accorgimenti e quelle dimensioni pratiche, da insegnare ai più giovani, che possano diffondere una vita all’insegna del rispetto e la salvaguardia dell’ambiente?

Una delle caratteristiche che devono essere presenti in ogni dimensione educativa, e dunque anche in questa ecologica, è la necessità di fornire esempi in prima persona. Quindi, ogni volta che è possibile, sarebbe utile accompagnare i ragazzi/e a piedi o in bici ai giardini, a scuola o ad ogni attività che possano svolgere. In questo modo, è possibile dimostrare non solo come sarebbe più bella una dimensione urbana che rispetti e garantisca più spazi pedonali, ma anche come con piccoli gesti sia possibile per ciascuno dare il proprio contributo ogni volta che è possibile.

Un altro accorgimento potrebbe essere incoraggiare l’utilizzo ed il consumo di alimenti ed oggetti che siano eco-sostenibili. Uno degli ostacoli che spesso si riscontrano quando si pensa a come modificare le proprie abitudini è quello di ritenere, tale cambiamento, uno stravolgimento eccessivo e/o molto dispendioso. In realtà non è così. Infatti, cercare di non sprecare cibo, acqua e prediligere alimenti a km 0 sono soluzioni che producono l’effetto contrario, dunque, non di dispendio, ma di risparmio.

Alcuni paesi, tra questi l’Olanda, ormai da parecchi anni hanno proposto e continuano a mettere in essere un sistema molto efficace, ma da noi ormai abbandonato (per chissà quale ragione), che è la tassazione dei vuoti (vuoto a rendere). Questo sistema prevede l’obbligo, in particolare per la grande distribuzione (alla quale va addebitata la maggior parte dell’incremento dei rifiuti), di essere centri di recupero (per esempio, le bottiglie, le lattine e la carta vengono riportati ai supermercati. Al momento della restituzione il cliente riceve immediatamente la tassa pagata per il vuoto). Dare un valore economico immediato a quella che, nel nostro paese, viene ad essere considerata semplicemente spazzatura fa si che questo sistema della tassazione del vuoto produca percentuali di raccolta differenziata multipla rispetto ai dati Italiani.

Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.

Questo esempio, che per gli scettici può sembrare una riduzione semplicistica alla dimensione economica, nella realtà impartisce un importante insegnamento per tutti, ma soprattutto per i più giovani. Infatti, la tassazione sul vuoto, su un oggetto che ormai avrebbe finito il proprio scopo e dunque essere destinato solo al “lancio nel cestino”, in realtà, mantiene il proprio valore. Un valore non solo monetizzabile, ma che racchiude lavoro, materie prime ed energia, elementi che danno valore all’oggetto. Un’altra evidenza che viene ad emergere e che deve essere posta come una fondamentale domanda è: non produce maggiori effetti una educazione che coniughi e unisca la dimensione teorica a quella pratica? Non sarebbe meglio proporre sia un percorso rivolto alla conoscenza di cause e conseguenze dei comportamenti, volto alla sensibilizzazione a queste tematiche che si unisca, però, a laboratori pratici? Come mai, nel nostro paese la diffusione della raccolta differenziata ha prodotto un aumento della tassa dei rifiuti? Sarebbe scorretto puntare su una dimensione economica (infatti se si abbandona un vuoto qualcuno provvederà certamente a restituirlo) per convincere anche chi non crede a tutto questo al fine di raggiungere un obbiettivo, che in realtà, non ammette dubbi?

In conclusione, una delle esigenze che al momento sembrano essere più impellenti, riguarda la necessità di continuare a diffondere e a discutere di quali possano essere le teorie e le pratiche che possano contribuire, in maniera efficace a migliorare la situazione della nostra comune e grande casa: la Terra

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