Famiglia

Violenza Assistita

violenza domestica

ESITI SULLO SVILUPPO PSICHICO DEI MINORI

I bambini hanno diritto alla protezione ed alle cure necessarie per il loro benessere… In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o istituzioni private, l’interesse superiore del minore deve essere considerato preminente.

Carta dei Diritti Fondamentali dell' Unione Europea, o Carta di Nizza, cit. all'art. 24

Dunque il bambino, qualunque bambino, è portatore di un diritto al benessere di cui tutti gli adulti devono farsi carico

In un momento come questo, nel quale tanto si dibatte di famiglia e di diritti, la riflessione sui minori come “ portatori di diritti “ diventa quanto mai rilevante.

La necessità, ed il diritto, dei bambini a crescere in un contesto affettivo ed educativo idoneo, si scontra drammaticamente con i numeri che quantificano il fenomeno della violenza domestica.

I dati ISTAT, a giugno 2015, parlano di un 31,5% di donne tra i 16 ed i 70 anni, che sono vittime di violenze in famiglia; presumibilmente la reale entità del fenomeno è superiore a questo dato, poiché  tuttora per le vittime è assai difficile denunciare, e trovare protezione.

La violenza domestica continua ad essere una sorta di tabù, negata, sottovalutata e minimizzata; una difficoltà ancora più profonda attiene alla capacità di riconoscere la cosiddetta “ violenza assistita”, nella quale i segni del trauma sono psicologici ed emotivi, e quindi apparentemente meno pesanti dei segni sul corpo.

Cosa si intende per violenza assistita ?

  • sentire le urla
  • vedere oggetti rotti o ammaccature sui mobili di casa
  • vedere i segni sul viso o sul corpo del genitore
  • sentire minacce, improperi, volgarità

La litigiosità o i toni alterati della voce sono riconosciuti dal bambino anche nel sonno, provocando alterazioni nell’attività cerebrale; persino i neonati percepiscono come minacciosi questi segnali.

Per un bambino, a qualunque età, essere esposto alla violenza, assistere pur senza essere l’oggetto diretto, rappresenta un trauma, un attacco psicofisico che egli non è adatto ad affrontare; diventa un evento insostenibile sia a livello emozionale, che a livello mentale.

Quando poi chi subisce violenza è il caregiver, ovvero la persona che si occupa del bambino ( di solito la madre ), il trauma della violenza assistita avrà le stesse conseguenze che se la violenza fosse stata subita direttamente dal bambino.

Se il caregiver è in pericolo, anche il bambino si sente in pericolo, perchè  vengono attaccati sia il legame di sopravvivenza che la stessa aspettativa di sopravvivenza.

La conseguenza del vivere all’interno di un contesto di violenza assistita che dura nel tempo, è un grave danno ai legami di attaccamento, con il prevalere di uno stile di “attaccamento disorganizzato”: se la violenza è continuamente temuta, non esiste una strategia che consenta di trovare protezione, consolazione e cura …

Chi dovrebbe proteggere il bambino, diventa fonte di pericolo; scattano allora meccanismi difensivi estremi connessi alla perdita di fiducia e di speranza ( non ci sono luoghi in cui rifugiarsi … ).

La struttura di personalità del bambino tende a riorganizzarsi attraverso varie modalità, tra le quali sono particolarmente rischiose la “parentificazione" e l' “autarchia”.

Il bambino ”parentificato”  è talmente coinvolto nelle dinamiche degli adulti, da prendersi responsabilità tanto precoci quanto improprie; non può dedicare energie a sé ed ai propri bisogni; spesso prova vissuti di colpa e di inadeguatezza; ottiene meno cure dai caregiver, troppo occupati a darsi battaglia per accorgersi delle sue necessità.

Il bambino “autarchico“ è quello che congela le emozioni, e per non soffrire “stacca la spina” dell’attaccamento.

E ‘ evidente che i bambini vittime di violenza assistita possono sviluppare diversi tipi di disturbi comportamentali, trovandosi a dover gestire uno stato perenne di stress che assorbe quote importanti di energia psichica.

Quello che è forse meno evidente, ma su cui è invece fondamentale riflettere, è l’esito a lungo termine: la vicenda traumatica subita nell’infanzia, potrebbe interferire, in età adulta, nell’esercizio delle funzioni genitoriali ( capacità di accudimento, protezione, attenzione ai bisogni dei figli ).

Pertanto, prendere consapevolezza del fatto che anche la violenza assistita è a tutti gli effetti una forma di maltrattamento, rappresenta una necessità ineludibile.

Rifocalizzare sul benessere emotivo dei minori diventa l’unico strumento utile di prevenzione, per avere oggi bambini più sereni, e domani adulti più protettivi.

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