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Cyberbullismo: un viaggio nelle relazioni virtuali

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Ogni volta che si progetta un viaggio si entra in un vortice contraddistinto, per alcuni, da un euforico entusiasmo e per altri, invece, si valica un confine misto di ansia e di incerto dovuto, molto spesso, alla difficoltà di spingersi in terre ignote o poco conosciute. Quello che, però, sembra poter essere indicato come una dimensione tipica del viaggio é la possibilità di scoprire nuove direzioni oppure di fermare il tempo della “quotidianità” per un tempo di vacanza. Sia che il viaggio sia avventura oppure relax, oltre ad uno spostamento, conduce i soggetti alla sospensione di ruoli fissi o di pensieri troppo ingombranti. Oggi poter parlare di relazioni all’interno del mondo virtuale sembra chiederci un atteggiamento particolare, tipico del viaggiatore, per cercare di comprendere che il mondo della rete, di internet e dei social media é, da un lato, uno spostamento, un viaggio, dalla dimensione del reale ad un mondo virtuale, solo apparentemente meno costrittivo, che, in secondo luogo conduce anche ad una condizione nella quale é necessario avere consapevolezza delle terre, dei luoghi in cui si ritroverà a viaggiare.

La più alta definizione dell’altro (nell’interazione istantanea) corrisponde alla più bassa definizione dell’alterità e dello scambio.

John Doe

Molto spesso quando si decide di voler avventurarsi in terre particolarmente ricche di storie o luoghi da visitare, si può decidere di dotarsi di una guida che possa orientare e dare senso, creare un percorso per gli spostamenti. In relazione alla navigazione in rete, non a caso un termine che ricorda e rimanda alla dimensione del viaggio, chi senta la necessità di dotarsi di una guida al viaggio in rete si troverà di fronte ad una moltitudine, tra le più eterogenee, di testi e di guide. In questo articolo, invece, non si cercherà di presentarsi come un ulteriore prospetto informativo, ma come un sentiero da percorrere, o meglio, un racconto di alcune riflessioni in tema, che vogliono essere e presentarsi come spunti di riflessione che possano mostrare come affrontare temi come quello del cyberbullismo, del sexting o di altre forme scorrette della comunicazione online, richieda una visione che sia il più possibile organica ed ampia e, dunque, difficilmente riducibile a guide o manuali.

Prima tappa: dove si va…

Lo sguardo che questa rubrica si propone di dare in relazione alle tematiche sopra descritte é quello tipico della prospettiva filosofica, poiché essa permette di affrontare e di giungere ad una analisi critica del problema posto, chiedendo però, a ciascuno, di mettere da parte tutto quello che, ormai, si dà come scontato o ovvio. La possibilità inscritta, naturalmente, nella dimensione filosofica, sembra essere particolarmente idonea nell’affrontare le modalità della relazioni nel mondo virtuale poiché esse, non solo per la diffusione ormai al pari di una normalità, chiedono di essere comprese ed analizzate a partire dalle modalità in cui esse influenzano le decisioni personali, si potrebbe dire morali o virtuose, che tutti mettono in atto come agenti nel web.

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É importante sottolineare, non solo, come si realizzerà il viaggio all’interno del mondo virtuale, un viaggio che seguirà le tracce, dei segnavia che si possono trovare in post-i nella rete stessa e nella sua peculiare forma, ma anche capire chi sono o potrebbero essere i compagni più adatti a questo tipo di percorso e di viaggio. Infatti parlare dei fenomeni di sexting, cyberbullismo significa riferirsi ad una precisa e specifica realtà: quella degli adolescenti e dei giovanissimi che vivono spesso in una dimensione virtuale, in un misto tra gioco e irresponsabilità, ma che spesso si trovano a rimanere imbrigliati ed intrappolati nella rete stessa. Quando questo accade genitori, insegnanti ed educatori sperano ed auspicano che la vittima si rivolga a loro per un sostegno ed un aiuto per affrontare una dimensione che, alle volte, é più grande di chi si trova a viverla.. Per fare sì che l’aiuto sperato, e molto spesso anche richiesto, sia fecondo viene chiesto uno sforzo alla comunità educante che, in primo luogo, deve fare i conti con quello che tali problematiche richiedono: primo, una formazione che comprenda limiti e possibilità dello strumento del web, in se stesso non causa del problema, secondo, porre l’attenzione sulla necessità di realizzare progetti e percorsi formativi che siano in grado di fornire strumenti validi e fecondi, non solo, per la relazione dei ragazzi con il web, ma soprattutto della comunità educante con le due realtà appena citate.

Seconda tappa: che cosa cercare…

Una delle abitudini che si hanno quando si sta per partire per un viaggio è quella di selezionare e scegliere quali saranno gli abiti e gli accessori necessari per affrontare nuovi orizzonti. Se si supponesse di partire, dunque, per una scalata in montagna, immagine che forse meglio di tutte può rappresentare il difficile e faticoso percorso di educazione che compie la comunità educante. Infatti, la scalata é irta e densa di fatica, ma essa viene ad essere ripagata dalla meraviglia e felicità che si prova ad essere riusciti ad arrivare sulla vetta, per poi lasciare il passo. Per prima cosa, però, é fondamentale avere un minimo di competenza su quali siano le difficoltà che si possono incontrare in questo percorso. Fuor di metafora, quindi, è necessario capire che cosa si intenda per sexting per poter attuare un intervento, sia in qualità di insegnanti, educatori o genitori in questa direzione. Si intende con sexting l’invio di messaggi sessualmente espliciti o di testi inerenti al sesso, attraverso il digital device. Si è deciso di prendere come esempio una particolare forma di cyberbullismo, ovvero il sexting, poiché é un fenomeno che meglio di altri evidenzia, in maniera indiretta, tutti quegli elementi sui quali é necessario fermarsi a riflettere per poi pensare a momenti di riflessioni condivisa, in primo luogo, con i ragazzi stessi. Infatti, sopratutto in relazione a queste dinamiche e tematiche, é necessario favorire e creare le condizioni affinché i ragazzi/e stessi possano essere reali protagonisti di momenti di discussione e di riformulazione del significato del comportamento online.

I giovani navigati crescono convinti che l’espressione del sé, deve passare attraverso una continua approvazione degli altri, essendo così esclusa qualsiasi altra forma di alterità.

Lancini, Adolescenti navigati p.86.

Osservando, dunque, da vicino fenomeni di sexting, per esempio invio di messaggi di ragazze/i giovani o giovanissime/i nude/i parzialmente o integralmente, significa prendere atto che lavorare e porre una analisi feconda su queste dinamiche altro non significhi che entrare in relazione con le difficoltà, paure e fragilità dei ragazzi/e stessi/e. Infatti, nel momento di crescita adolescenziale, non a caso il corpo assume una centralità ambivalente. Ritrovarsi improvvisamente nel corpo di una giovane donna, ma sentirsi in esso una estranea o un ospite che deve ancora prendere confidenza con la casa nuova, puó portare ad una sovraesposizione di esso per una accettazione, prima di tutto di se stessi, ma sopratutto del gruppo dei pari. Questa centralità ed esposizione mediatica, virtuale del corpo se posta a problema, abito filosofo che si è deciso di mettere all’inizio del viaggio, porta a valutare come sia necessario fare attenzione alla necessità di decostruire immagini o concezioni distorte diffuse, però, nella cultura contemporanea. Un altro elemento che è necessario porre a questione, in relazione alle forme di comunicazione nella dimensione virtuale, é la concezione del tempo e il processo di costituzione dell’identità che si trovano ad essere protagonisti in esso.

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Infatti il tempo dell’esistenza, oggi, ha le stesse e medesime caratteristiche del tempo della dimensione virtuale: velocità, fugacità e immediatezza. In questa dimensione, nella quale si gioca qualcosa di profondo e di centrale per ogni soggetto, ma soprattutto per i giovani, ovvero la relazione, é necessario riuscire a colpire e conquistare gli altri con elementi di sé stessi che abbiano le risorse di colpire subito e intensamente. Mostrare, dunque, parti di sé può essere un modo in cui credere, erroneamente, di poter essere accettati nelle relazioni con i pari.

In questo contesto relazionale, però, che è schiavo ed autore di questa temporalità del vivere cadono, vengono meno e si modificano nel flusso, fluido liquido della virtualità, dove tutto colpisce con la sua potenza ed incisività, elementi come l’identità stessa. In questo modo si crea una difficoltà per il soggetto che vive in un continuo spostamento tra virtuale e reale di comprendere le condizioni che portano alla costituzione del proprio Sé, creando così una situazione in cui l’Io reale non riesce più a definirsi se non tramite quello virtuale.

Terza tappa: buona via…

Si é arrivati alla sera prima della partenza, tutto é pronto e domani si prenderà il cammino. Ogni tappa indicata, il tempo, il problema della identità, le forme della comunicazione avrebbero la necessità di essere trattate singolarmente. Quello che si è tentato di fare in questo articolo é stato di mostrare come per ogni nuova prospettiva sia necessario un momento di preparazione, ma ancora prima di essa, é importante che esista un momento di sospensione. Questo attimo particolare, da ritrovare, é quello della sosta nella domanda, nella messa in discussione, ovvero, nella presa di consapevolezza che è necessario mettersi in viaggio, formarsi ed essere preparati, ad essere dei compagni di viaggio attenti, e non dei condottieri di guerra, con i proprio figli, alunni o con i ragazzi/e che hanno il bisogno di essere osservati nelle loro meravigliose imperfezioni . La sfida della comunità educante é quella di saper essere presenti come formatori, ovvero come coloro che aiutano a dare la forma migliore e propria alla vita, anche di quella virtuale.

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