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Bullismo e Cyberbullismo: legge farsa

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Lo Stato italiano é sul punto di varare una legge che interviene sui fenomeni del bullismo e del cyberbullismo. Qui potete trovare le informazioni principali: http://tg24.sky.it/tg24/politica/2016/09/21/cyberbullismo-legge-camera.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

La legge, già approvata alla Camera, e ora in procinto di passare al Senato, prevede la rimozione di contenuti persecutori dalla rete, tramite opportuna richiesta al gestore di competenza, che può essere inoltrata anche da un minore. E’ un primo passo, questo lo possiamo affermare con certezza. Necessario, ma non sufficiente. Apprezzabile l’intenzione del legislatore di neutralizzare il cyberbullo, al quale rimane il potere di offendere, salvo poi vedere vanificata la sua cattiveria perché la vittima si è rivolta all’autorità di turno, la quale a sua volta si è prodigata per cancellare l’onta. E’ un po’ come se in una classe (infinitamente meno numerosa degli utenti di un social) il bullo di turno scrivesse alla lavagna “ROSSI INFAME”. Tutti, o quasi tutti a ridere, o a rincarare la dose. Il bersaglio dell’insulto, già umiliato, può chiedere il permesso alla maestra che l’offesa venga cancellata. La sensazione è che con questa legge si agisca sulle tracce concrete dell’atto aggressivo, ma non sulle dinamiche sottostanti, che nemmeno vengono nominate. E’ un po’ come se in un omicidio la priorità della legge fosse quella di pulire il sangue della scena di un delitto. Ma la realtà, e persino qualche telefilm ben fatto, ci dicono che la scena del crimine non solo non va toccata, ma va indagata, perché può permettere di risalire non solo al colpevole, ma soprattutto al movente e alla rete di relazioni funzionali o più spesso disfunzionali, che appartengono al contesto della vittima, e del suo carnefice.

Certo, la nuova legge non lascerebbe il colpevole impunito. Se i contenuti persecutori vengono cancellati, e se nessuno sporge denuncia, il questore può comunque avvalersi della sua posizione nella gerarchia e dell’autorità che gli compete per una tiratina d’orecchie e un ammonimento al cattivo del web. E poi, la ciliegina sulla torta: il docente anti-bullismo, il responsabile, all’interno della scuola, di iniziative per scongiurare il fenomeno. Probabilmente si affiancherà al docente anti-dispersione scolastica, o forse a quello anti- sostanze psicoattive, o ancora a quello anti- problemi di apprendimento, e altri ancora. Riusciremo mai a vedere una legge dove ci siano le seguenti parole chiave (che per inciso indicano anche un orizzonte di interventi) : PREVENZIONE E FORMAZIONE? Lo capiranno mai i nostri legislatori che, a lato di un sacrosanto problema di sicurezza, di tutela delle vittime e di identificazione dei colpevoli, ci sono problematiche che riguardano i processi evolutivi individuali e di gruppo, i contesti sociali e familiari, le dinamiche relazionali tra pari e con gli adulti? Riusciremo mai a sentir parlare, e magari vedere realizzato un progetto di prevenzione che prenda in considerazione non singoli aspetti devianti, ma l’intero processo di crescita della persona? Questo è il punto di partenza della prevenzione.

Il resto è necessario, ma, ripetiamo, non sufficiente. E, per quello che riguarda gli insegnanti, piuttosto che frammentare le problematiche assegnandone a ciascuno una fetta, forse è proprio attraverso di loro e riscrivendo la loro formazione che si può superare la parcellizzazione dei problemi (oltre che delle competenze) e ricomporre l’essere umano, con le sue vulnerabilità certamente, ma con le sue risorse e i suoi bisogni. Riusciremo mai a superare questa società (e politica) pseudo-efficientista, che vuol dare prova di risolvere i problemi come fossero avulsi da qualsiasi contestualizzazione che aiuterebbe a comprenderli, per una comunità di persone davvero attente, solidali, e in grado di formare a loro volta cittadini sensibili e consapevoli?

 

 

 

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