Società

Gotta catch’em all – Benvenuti nella realtà aumentata

[…] Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è. E’ la tua ultima occasione: se rinunci, non ne avrai altre. Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo la verità, ricordalo. Niente di più..

Tratto dal film Matrix

Ti sto offrendo solo la verità.

Questo celebre dialogo, del altrettanto famoso, film Matrix, uscito alla fine del secolo scorso, fece pensare, per la prima volta ad un grande pubblico, a quella che sarebbe potuta diventare la relazione tra uomo e macchina. Nel film si ipotizzava che tale relazione fosse giunta ad un punto paradossale: le macchine che gli uomini avevano costruito erano diventate, loro stesse, padrone del genere umano. Questa sudditanza, però, era stata abilmente mascherata da tali e potenti software tramite la costruzione di una realtà virtuale, impossibile da scoprire vivendo all’interno di essa, ma visibile solo per quei pochi uomini scampati o salvati da tale crudele realtà. Non sembra improprio parlare, in questo caso, di realtà infatti, quello che il film mostra è che la dimensione reale della realtà viene ad essere attribuita da, nient’altro che, il cervello, ovvero il computer dell’uomo.

morpheus

Il fenomeno Matrix mostra come, vent’anni fa, parlare di realtà virtuale e della relazione delle persone con essa fosse qualcosa non solo di molto interessante, ma quasi misterioso, un evento, un fatto sul quale spendere alcune serate tra amici a chiedersi quale sarebbe stato lo scenario del futuro.

Il tempo scorre veloce e la tecnologia ancora di più e, dunque, non solo vedere oggi il film Matrix assume un sapore di Amarcord, ma ci mostra come, forse, la relazione tra uomo e macchina ( intesa nella accezione di tecnologia) si sia spinta anche oltre quello che il film prospettava.

Molti oggi riflettendo su questa simbiosi dell’uomo con gli apparecchi tecnologi richiamano lo scrittore britannico Orwell e il suo celebre libro 1984 nel quale il tema del controllo, inteso come condizionamento della vita da parte di un potere centrale, possa essere non solo molto invasivo, ma molto spesso impercettibile. Quello che collega il fenomeno Matrix alle parole di fuoco dell’autore britannico altro non é che la semplicità e, molto spesso, la difficoltà, da parte dei soggetti che usano e controllano i sistemi tecnologici a sviluppare una consapevolezza che segua, non solo gli sviluppi del presente, ma anche le implicazioni del futuro più prossimo.

Un esempio che ben mostra tutte queste condizioni, sopra descritte, è il caso Pokemon Go.

Molti giornali hanno descritto questo fenomeno virtuale mondiale con un’immagine molto significativa: il mondo è invaso dai Pokemon!

La veridicità di questo titolo si ritrova proprio nel fatto che i Pokemon, creature immaginarie del mondo fumettistico giapponese, grazie alla realtà aumentata e all’utilizzo di uno smartphone, si possano trovare nel parco della città, davanti ad un monumento oppure al fianco do ognuno di noi alla fermata del tram.

Che cos’è la realtà aumentata? Una nuova tecnologia che consente di visualizzare, in streaming ovvero in tempo reale, una sovra-esposizione tra elementi reali, per esempio una statua, ed altri elementi virtuali, per esempio un Pokemon. Gli effetti di questo strumento sono quelli di un incontro ravvicinato che il soggetto ha la sensazione di avere con questi esseri inanimati.

In questo caso, dunque, sembra ormai obsoleto soffermarsi ad interrogarsi su quali siano le relazioni e, dunque, le trasformazioni tra la vita di un soggetto nella realtà e nella virtualità; infatti grazie alla realtà aumentata il virtuale diventa esso stesso parte della realtà. In altre parole non si ha più la necessità di inserirsi, anche solo visivamente, in uno spazio tipico del web, ma sono gli stessi elementi virtuali che ci vengono incontro, come se li incontrassimo per strada.

pokemon2La realtà aumentata non è una novità assoluta, ma è un sistema che viene ad essere utilizzato, da anni, per motivi didattici ed espositivi nei musei, ma l’attenzione rispetto a tale impiego fu molto minore rispetto a quella riservata, ad oggi, all’impiego di essa nel gioco dei Pokemon.

Molte sono state le polemiche inseguito alla diffusione istantanea, mondiale di questo gioco che, per chi fosse ignaro, ha come scopo quello di catturare tutti i Pokemon presenti nella zona del giocatore.

Uno degli effetti più discutibili e che hanno fatto riflettere molti scettici è che, tramite la applicazione per giocare, tutti coloro che utilizzano questo nuovo software vengono costantemente localizzati e, dunque, se si vuole riprendere il discorso di Orwell, possibilmente costantemente controllati.

Si potrebbe, però, obbiettare che non è possibile, oltre ad essere un esempio di ottusità e di scarsa voglia di rimettersi in gioco, criticare senza comprendere; infatti, se lo sviluppo della realtà aumentata non aveva destato molte perplessità per la sua applicazione nei musei é dunque importante non avere una visione costituita da preconcetti, nei confronti dell’utilizzo di quella, in altri contesti più ludici.

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.

G. Orwell, 1984

Quello sul quale è opportuno riflettere sono le giustificazioni che sono state date da coloro che hanno ideato il gioco alle continue e diffuse critiche rispetto alla incapacità dei soggetti di saper gestire in maniera accorta, questo nuovo divertimento. Infatti hanno fatto il giro del mondo le foto ed i video di molti ragazzi e ragazze che essendo alla smisurata caccia dei Pokemon non hanno visto muri, marciapiedi o altri elementi reali contro i quali sono andati materialmente a sbattere. I creatori di Pokemon Go hanno ricordato come l’utilizzo di questa applicazione sia in realtà istruttivo e formativo; infatti spinge a frequentare posti verdi, come parchi o altre strutture all’aria aperta, oppure può portare a visitare che incontrarci tutti al parco dietro uno schermo sia davvero comunicazione e condivisione? Siamo davvero sorpresi e piacevolmente sollevati a pensare che un individuo, con difficoltà sociali, esca dopo molti anni per incontrare un draghetto o un criceto piuttosto che un suo amico?

Ai Pokemon l’ardua sentenza.

 

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