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Homeschooling: educazione fai da te

Lo sviluppo del nostro avvenieristico secolo sta mostrando elementi di cambiamento che fanno tremare i tradizionalisti e i conservatori più accaniti. In questo periodo storico, inoltre, si sta diffondendo un concetto molto forte, ma delle cui implicazioni, troppo poco spesso, se ne parla in maniera consapevole e cosciente: quello della post-verità. E’ interessante osservare come uno degli elementi legati, non solo, alla dimensione della conoscenza, in senso stretto e tecnico ( si pensi, per esempio, allo sviluppo del metodo scientifico a partire dal Rinascimento Italiano e a tutte le ricerche effettuate e volte al perfezionamento e alla selezione di tesi ed ipotesi vere), ma anche dell’aspetto centrale e fondamentale che il tema della verità ha nella dimensione delle relazioni inter- net- personali. Infatti, quanti hanno smesso di rivolgere il saluto o la parola a coloro che avevano mentito oppure quante sofferenze e pene per amori finti per tradimenti di sentimenti che si erano giurati essere veri?
Ma veri per chi? Dipende. Da cosa? Dalla prospettiva che si assume.
Sembra, quindi, che ormai la relatività o, meglio, il relativismo della verità sia dato non solo per scontato, ma sia addirittura superato da una dimensione paradossale. Una volta fatto il funerale alla Verità non resta altro che sostituirla con un surrogato fittizio, ovvero, la post-verità che altro non è che una dimensione in cui la menzogna, la falsità assume un valore di verità. Questo non perché la menzogna sia realmente vera, ma perché il valore che viene dai soggetti attribuita, ad essa, la rende tale. In questa direzione una delle evidenze più interessanti è stata la campagna elettorale del nuovo Presidente Americano D. Trump che ha realizzato la propria battaglia politica con l’intento di suscitare la paura del diverso e dell’estraneo basandosi sulle, così dette, “bufale”.
Il lettore attento si chiederà che cosa c’entri questa piccola dissertazione sul concetto di verità con il fenomeno che ci si è proposti di trattare: quello dell’ homeschooling. In realtà la connessione tra questi due fenomeni non è né diretta né evidente, ma è fondamentale. Infatti, quando in una dimensione sociale e culturale vengono a perdere valore o meglio ad acquisire ugual valore ciascuna prospettiva di conoscenza, allora, ciascuna visione come, per esempio, quella educativa tradizionale inizia a perdere il proprio senso e significato.
Infatti quali sarebbero le motivazioni che dovrebbero portare un genitore a scegliere di mandare i propri figli in un edificio scolastico che cade a pezzi? In una classe dove è costretto a stare seduto tutto il giorno? In un luogo dove deve chiedere il permesso per andare in bagno? Perché doverlo mandare in una arena dove il vincitore sarà il più forte, dove sicuramente verrà bullizzato e poi cyberbullizato e dove non imparerà nulla? La soluzione è semplice: educazione parentale.
Innanzitutto bisogna distinguere vari modelli di homeschooling: domiciliare, scuole parentali e l’istruzione attraverso il web. In tutte queste forme di educazione scolastica parentale centrale è la figura svolta dal genitore. Infatti sono la mamma ed il papà che si occupano della istruzione dei propri figli, alle volte con l’ausilio ed il riferimento ad istituti scolastici stranieri, che forniscono guida e materiale. Quello che stupisce di questo fenomeno non è solamente il rischio di crescere individui e soggetti che, difficilmente, avranno un tardivo e sereno inserimento nella comunità, ma la presunzione che, alle volte, si cela dietro questa educazione parentale. Infatti può anche essere giusto insegnare alla felicità o scegliere di raccontare ai propri figli la narrazione storica preferita o quella meno dolorosa. Il prodotto di queste scelte, che in questo articolo si è deciso di generalizzare per cercare di rendere l’effetto prodotto, è che non solo quando si scelgono prospettive privilegiate per gusti o per scelte specifiche si rischia di mettere a repentaglio una verità storica (che altro non è che la storia del mondo), ma si diffonde l’idea che ciascuno abbia la possibilità di insegnare la propria visione delle cose. E’ sbagliato? Non si sa. Sicuramente se uno scegliesse che in realtà l’olocausto è stato il momento storico in cui l’uomo ha toccato l’apice della sua evoluzione, che l’eugenetica è la nuova ed unica frontiera della scienza e che Elvis Presley non sia mai morto, sarebbe sicuramente un problema. Un problema per chi? Forse per i ragazzi e le ragazze che dovranno confrontarsi con altri individui con educazioni differenti e non più congruenti e questo, in una dimensione idilliaca, potrebbe portare all’inizio di un dialogo universale sotto il segno della tolleranza e del rispetto.
In realtà, ad oggi, sembra che non si possa selezionare ciò che i figli devono sapere e quello che, invece, è necessario che non sappiano poiché automaticamente ed in autonomia, per poca voglia o poco interesse scarteranno ciò che non si accosta alla loro visione del mondo, che dovranno e vorranno costruire con la loro prospettiva, ma per realizzare ciò hanno bisogno di scegliere per conto loro cosa selezionare.

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