Famiglia

L’ eclissi dell’ educazione e la teoria del domino

L’eclissi dell’educazione e la teoria del domino

A chi mi chiede che cosa penso stia succedendo nel mondo della scuola e dell’educazione in genere, specie dopo gli ultimi fatti di cronaca, rispondo con la teoria del DOMINO. Quando cade la prima delle tessere, cadono in sequenza la altre, alla prima vicine e collegate. Lungi dal volere essere esaustiva, e pur nella sua schematicità e iper-semplificazione, vuole soltanto essere un abbozzo di pensiero, e insieme una provocazione, per cominciare una conversazione.

Prima tessera: Adultità.
Adultità significa senso di responsabilità, autocontrollo, senso della costanza e dell’impegno: essere in grado di porre il principio di realtà innanzi a quello del piacere. Questa società, e questo tempo, non allenano gli individui a sviluppare tali caratteristiche. E’ un dato di fatto. Questo mondo sembra popolato da eterni adolescenti, pur anagraficamente adulti, che vivono la precarietà e la provvisorietà in ogni aspetto dell’esistenza, personale, lavorativo, affettivo.

Seconda tessera: Genitorialità.
Genitorialità. Che cosa significa essere genitori? Sacrificio, accudimento, autorevolezza, esempio, protezione. Difficile che qualcuno possa essere un genitore sempre attento e in sintonia con i bisogni dei figli, se non ha sviluppato e costruito in sé la funzione adulta.

Terza tessera: Scuola
Scuola. Agli insegnanti viene chiesto, implicitamente, ma talvolta anche esplicitamente, di supplire alle carenze del funzionamento dell’adulto e della capacità educativa degli stessi genitori. Gli insegnanti sono spesso esposti a situazioni davvero critiche, non solo con i ragazzi, ma anche con i genitori degli stessi ragazzi. I genitori, per le considerazioni fatte in precedenza, sono più spesso alleati dei loro figli, piuttosto che degli altri adulti della situazione, i docenti. Ai docenti del resto viene demandato un compito difficilissimo, senza alcun riconoscimento, e tanto meno senza alcuna preparazione. E’ evidente che alcuni soccombano, e pesantemente.
A questo punto: quali le direzioni per pensare un possibile cambiamento?
o si conduce un’analisi puntuale e critica sul nostro tempo e ci si chiede come e in quali modi la società e la cultura, trasformate e rivoluzionate, possano ricominciare e produrre soggettività adulte;
poiché, se è vero che senza adultità la genitorialità non sembra possibile o quanto meno efficace, in una distopia poco auspicabile, di questo passo, quali aberranti opzioni restano disponibili? Non interessarsi del problema? Oppure cooptare soggetti over 20 in obbligati e permanenti corsi alla genitorialità? O magari, in alternativa, emanare misure che non permettano, o limitino, nei soggetti fragili, funzioni connesse all’adultità come la genitorialità o il diritto di voto?
Per quanto riguarda il mondo della scuola: o si ridefiniscono le richieste agli insegnanti o si fa selezione e formazione seria dei docenti, riconoscendo una nuova professionalità e valorizzando il loro ruolo, perché alcuni, in questo contesto, non sono proprio attrezzati per stare. E se continuano a stare, rischiano di far danno a sé ai ragazzi.
Da qualche parte qualche idea dovrà pur arrivare, e qualcosa si dovrà pur cambiare. Perché in ogni caso si arriva alla fine del domino.

Quarta tessera: i ragazzi.
Quando tre tessere prima sono crollate, chi pensate viva il maggior danno? Che cosa possiamo chiedere o pretendere dai ragazzi? E’ quello che mi chiedo ogni giorno, quando parlo con loro. Lungi dal considerarli vittime, posso chiedere loro di assumersi le loro responsabilità. Ma non quelle degli adulti.

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